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Concerto
recensione su kataweb.it

Pino Daniele torna al passato: suona quasi retorico cominciare a parlare così del suo nuovo album, un disco dal vivo intitolato Concerto. L'album, da venerdì 12 aprile in tutti i negozi, non è solo la testimonianza degli ultimi recital estivi (il Medina Tour 2001) del cantautore napoletano. Verrebbe voglia di dire che è una aperta sconfessione dei suoi ultimi anni, vissuti tra il pop d'altra classifica e dischi fin troppo edulcorati. Dopo Medina, primo passo verso una musica più vicina alle proprie radici, Concerto ci riporta indietro negli anni, verso canzoni come Napul è, Terra Mia, Lazzari Felici, Quanno Chiove, Sule Pe' Parlà. Due gli inediti per quello che è il suo terzo live (il primo, Sciò, uscì nel 1984; E Sona Mò è datato 1993): Bel Orizzonte e Un Cielo Senza Nuvole.

L'ultimo Daniele, quello di Bel Orizzonte, parla "dell'abitudine a sopravvivere, a difendersi sempre dalle cose, dalla gente, da questo immenso fiume di parole". E sebbene non siamo in tema di capolavori, è un cantautore rigenerato. Al suo fianco, un quartetto tutto al femminile formato da Rachel Z (pianoforte), Allison Miller (batteria), Miriam Sullivan (contrabbasso) e Mia Cooper (voce). Tuttavia la presenza più significativa è quella di Rino Zurzolo, partner di un tempo e strepitoso al contrabbasso, a dimostrazione di un nesso strettissimo con il proprio passato.

Neanche il tempo di festeggiare i suoi primi 25 anni di dischi con un disco dal vivo (l'esordio infatti risale al 1977), che all'orizzonte si profila un tour di "stelle italiane" con Francesco De Gregori, Fiorella Mannoia e Ron. La trattativa è lunga è difficile, ma potrebbe andare in porto. Il quartetto suonerebbe a giugno e luglio, probabilmente negli stadi italiani. Ed ecco, "filtrato" dal solito, difficile carattere del musicista, un condensato del Daniele pensiero, che Pino ha confessato a kwMusica, tra le pieghe di una convulsa due giorni promozionale.

Perché ha deciso di pubblicare il suo terzo album dal vivo?
E' quasi un proseguimento di Medina. Il tour ha riscosso un certo successo. Ho sentito l'obbligo di fare un disco dal vivo. Mi piaceva che la gente ascoltasse le sonorità che ho trovato negli anfiteatri che mi hanno ospitato. Quest'anno compio "25 anni". Il disco è anche una sorta di bilancio, una cronistoria della mia carriera. Ho scoperto che tra le canzoni napoletane e Medina c'è una relazione. Quindi ho cercato di fondere brani vecchi e nuovi. Il disco è una sintesi di questo processo.

Eppure tra i solchi emergono soprattutto il suo passato, le radici e i suoi primi dieci anni musicali. Perché?
Alcune canzoni, come Basta ‘na jurnata e sole, non le suonavo da anni. Mi è semplicemente tornata la voglia di rifarle. Oggi vado verso un suono che fonde latinità e classico. Concerto ha un suono molto vicino a Bella ‘Mbriana e questo probabilmente sarà il mio suono in futuro. Il prossimo album voglio che fonda questi stili con quelli maghrebino, andaluso, greco. Per me la musica è l'incrocio tra le culture del Mediterraneo a Napoli.

Il disco contiene due inediti...
Sono due canzoni diverse tra di loro. Un cielo senza nuvole è una canzone d'amore ed  è stata suonata con il mio quartetto femminile, ha il suono del tour. L'altra è una canzone sperimentale che si richiama a Medina. Dentro c'è l'idea del miscuglio di culture, la voce di Karam Mourad che si fonde con quella mia, con quella di Mia Cooper. Un giorno mi sono trovato a guardare all'orizzonte con una gran voglia di parlare di pace, di globalizzazione. Ed è nata la canzone.

Quando uscirà il prossimo disco in studio?
Dovrete attendere due anni. Nel frattempo vorrei andare all'estero e, prossimamente, fare una lunga tournée.
Si parla di un tour con Ron, De Gregori e Mannoia. Sono voci fondate?
E' tutto da vedere. Stiamo parlando tra di noi. E' presto dire se riusciremo a trovare un accordo. Ma la mia speranza è che  giugno e luglio si possa cantare tutti insieme. Sì, spero che si faccia.

Qual è il suo rapporto con la musica dopo 25 anni?
Trovo una grande difficoltà nel fare il musicista. Sembra che oggi in Italia la musica non abbia collocazione. Prendiamo le classifiche. Vere, false? Non sono più importanti. La gente sceglie e spesso i dati non raccontano quello che succede. Ci sono dischi che vendono e non finiscono in hit parade. Si parla sempre in termini di "oltre": per esempio "oltre un milione di copie" per dire che un disco ha venduto. Che vuol dire? E' un modo di parlare all'americana.

In che Italia stiamo vivendo, Daniele?
Viviamo il frutto di una politica di mercato da cui viene fuori anche la nostra classe dirigente. Per fortuna la gente si indigna e ancora su incazza. Il nostro è un Paese di cultura, non possiamo mica fare gli americani. Come la Francia e la Spagna abbiamo una tradizione di valori e di memoria e dobbiamo difenderli.

Recensione di Alfredo d'Agnese su kataweb.it







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