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Pino Daniele e John Turturro, conversazione americana
Fonte Il Corriere del Mezzogiorno

All'Apollo Theater di Harlem, non poteva mancare John Turturro venuto ad ascoltare il suo «nuovo» amico. Nei suoi concerti americani (sold out) Pino Daniele è stato accompagnato da musicisti internazionali di altissimo livello come Omar Hakim alla batteria, Rachel Z al piano, Gianluca Podio alle tastiere, Solomon Dorsey al basso. Tra i brani del suo repertorio Pino Daniele ha eseguito «A me me piace o blues», «Yes I know my way» e una versione molto blues di «Je so pazzo». Applausi anche per il suo nuovo brano «Melodramma». E non poteva mancare «Napule è», che sigla anche il finale del film «Passione» di John Turturro.

La clip del docufilm dedicato alla canzone napoletana è stata mostrata nella sala gremita della Casa Italiana Zerilli Marimò della New York University, per presentare il tour del cantautore, qualche giorno fa. Dopo la proiezione le luci si riaccendono e sul palco ecco John Turturro e Pino Daniele. Per «Passione» John Turturro — ricorda Stefano Albertini, direttore della Casa Zerilli Marimò e moderatore dell'evento — decise di usare «Napule è», eppure i due artisti non si erano mai incontrati prima di questa conversazione amichevole qui a New York. «‘‘Napule è'' è stato uno dei miei primi lavori — ricorda Daniele — ma dopo tanti anni provo la stessa emozione ogni volta che la eseguo». Si scusa per il suo inglese (che pure è ottimo): «lo riconosco è un po' brookolino!». Risata generale. «É bello che John abbia usato la mia canzone, abbiamo idee in comune su Napoli e sulla sua cultura».

«Mio padre proveniva dalla Puglia, da Giovinazzo — interviene Turturro — mentre mia madre era siciliana e la prima volta che ho ascoltato una canzone di Pino Daniele è stato sul set del film ‘‘La tregua'' di Francesco Rosi, tratto dal libro di Primo Levi ed eravamo in Ucraina». Risate in sala, Pino Daniele chiarisce: «Immaginate che la canzone ‘‘'O sole mio'' fu scritta nel porto di Odessa da Eduardo di Capua!». Poi si passa ai ricordi degli inizi e Pino Daniele: «Ho cominciato con la mia chitarra, con il folk, ascoltando le vecchie canzoni e provando a trovare nuovi stimoli. Sono nato nel periodo di Elvis Presley, del rock and roll e del blues. Mi ricordo che suonavamo nei locali vicino al porto, dove gli americani ascoltavano la loro musica. Siamo cresciuti con la musica internazionale, ma attingendo da musica classica e da un patrimonio tradizionale. Se pensate che uno dei più antichi consevatori è quello di Napoli, a San Pietro a Majella! È importante conservare, il mondo ha bisogno della cultura, fare sempre qualcosa di nuovo ma mai dimenticare le proprie radici». «Melodramma», il brano contenuto nel suo ultimo lavoro, ne è un esempio: «È una speciale fusione tra parole, lirica e musica; prima dell'opera i poeti hanno scritto liriche per la musica. Il melodramma precedeva l'opera. Questa canzone è stata un pretesto per usare alcune vecchie melodie. Per sperimentare».

Massimo Gallotta, produttore e organizzatore del tour americano di Pino Daniele chiede quanto sia stato difficile diventare indipendente dopo tanti anni: «Il mercato è cambiato, bisogna rischiare, credo che John Turturro possa spiegare che con la passione vai avanti». «C'è qualche artista con il quale ti piacerebbe suonare?» chiede Albertini. «Non lo puoi decidere, per esempio John ed io ci siamo incontrati poco fa per la prima volta ed ora stiamo facendo un buon lavoro, deve succedere qualcosa tra le persone». Come è successo con Eric Clapton di cui Pino Daniele reinterpreta «Wonderful Tonight». «Lui mi ha invitato a Chicago a suonare, e poi ho ricambiato l'invito e abbiamo duettato per un concerto di beneficenza a Cava de' Tirreni. Lui si è divertito molto. Eric Clapton è prima un grande uomo, poi un grande musicista. É stato facile per me entrare in sintonia con lui».

E il passaggio dal napoletano all'italiano? «Passare dalla lingua napoletana all'italiano per me è stata un'evoluzione naturale, quando ho cominciato a suonare noi parlavamo in napoletano ma usavamo parole inglesi, per esempio ‘‘Yes I know my way'' era scritta in napoletano e in inglese». John Turturro gli chiede: «Nella tua prima band c'erano anche Enzo Avitabile e James Senese? E dove hai incontrato Enzo Avitabile? «Con Avitabile andavamo a scuola insieme — risponde Pino Daniele — avevamo quattordici anni, e a tutti e due piaceva la musica nera. Senese è un afroamericano che parla ‘‘solo'' napoletano, somiglia ad un personaggio dei Simpson, ho visto per la prima volta Senese suonare nel lontano 1969, poi con Napoli Centrale. In quel periodo a Napoli cominciò a esibirsi una nuova generazione di musicisti. C'erano gli Osanna, Nuova Compagnia di Canto Popolare, Roberto de Simone, fu allora che cominciai ad avere la mia band con Senese, Tullio de Piscopo ed altri». Poi si parla anche di Renato Carosone. «È stato un grande interprete — continua Pino Daniele — una volta lui mi chiamò e siamo stati un giorno intero a parlare di Gesualdo da Venosa, scrittore di musica barocca. Ogni generazione di musicisti ha qualcosa di buono, è importante guardare al passato, non bisogna mai dimenticare quello che altri artisti hanno realizzato prima di te. Ho interesse per la musica africana, riascolto Elvis Presley, Pavarotti, ma anche Frank Sinatra e guardo anche i nuovi artisti. I like music!».

Nel nuovo lavoro ci sono chiari riferimenti all'Africa. «Non all'Africa intesa come continente, il sud dell'Italia è molto vicino all'Africa, anche nella cultura, per me ‘‘La Grande Madre'' è il pianeta, la terra. Se vai in Sicilia, a Marsala, a Catania, a Napoli, Ischia, Amalfi, senti lo scirocco. La Grande Madre è dunque il Mediterraneo, tutto il ritmo viene dall'Africa». Ora però con la rete si hanno le stesse informazioni nello stesso momento, «ma è importante conservare le proprie radici. La cultura è massificata, ci sono similitudini in città come Berlino, Napoli o Londra. Cerco di attingere da una cultura che mi appartiene e non ho mai deciso di cambiare, ho seguito il mio istinto, da ‘‘Medina'' a ‘‘Mascalzone Latino'' sono andato dove l'istinto mi ha portato». Daniele conclude dichiarando il suo amore alla città di Napoli: «è sempre nel mio cuore, nella mia mente, per me Napoli è tutto. Ogni volta che improvviso penso alle mie radici. Per questo ho deciso di diventare indipendente, perché non puoi discutere la musica, la musica si fa e basta». Poi Pino Daniele saluta Turturro e va via facendosi spazio tra i fans venuti ad ascoltarlo, abbracciando sua figlia e sussurrando. «Questa è la mia Sara».

Velia Majo







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