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Pino Daniele un live 2012 da mordi e fuggi
Fonte Zazoom.it

Poco meno di un anno fa annunciò la data di pubblicazione del suo primo disco da indipendente e quella del suo concerto a Napoli: Pino Daniele ha rispettato entrambi gli appuntamenti presi ed anche i napoletani non sono stati da meno visto che hanno affollato sia lo show case di presentazione del disco “La grande madre” alla Fnac sia le 3mila poltrone del Palapartenope molte delle quali acquistate appunto con largo anticipo. Tantissimi sono i seguaci del “nero a metà”, pochini i ragazzetti che lo conoscono nella sua fase meno blues e più radiofonica. Entra in scena da solo a prendersi le ovazioni che la platea gli riserva incondizionata e indipendentemente. Scioglie le corde della chitarra e quelle vocali con un “antipasto”-medley che gli regala la prima standing-ovation.
Poi entra Gianluca Podio e le note di “Quando” vengono cantate al cielo dall’intero Palapartenope. Ancora qualche accenno di brani della memoria come “Putesse essere allero” prima che la batteria irrompesse prepotentemente in scena. Ha scelto una formazione ristretta al minimo indispensabile, un trio votato al jazz, una superband internazionale formata da Omar Hakim (batteria), Rachel Z (piano), e Solomon Dorsey (basso), a cui si aggiunge l’immancabile Gianluca Podio (tastiere: «la sintonia con Gianluca Podio, con cui lavoro da 15 anni, è pazzesca, lui è il mio mentore, noi studiamo insieme, suoniamo insieme: cambiano i gruppi, suoniamo con gli americani, gli inglesi o i napoletani ma io e lui sempre insieme, per sappiamo esattamente cosa vogliamo e ci divertiamo anche a suonare in duo». L’atmosfera che Pino Daniele ha voluto offrire è musicalmente minimale, pochi orpelli e tanta sostanza confezionata con eleganza jazzistica. Da nuovo album comincia a tirare fuori i primi brani partendo con “Coffee time” e “’O frà”, che subito mettono in luce il tiro e l’intesa che regnano sul palco. Il suono pulitissimo in sala fa apprezzare ancora di più i dettagli e le intenzioni interpretative. “Sara non piangere” è uno di quei cult che la platea accompagna, apprezza e applaude con calore.
Una cosa, però, sono i cult e un’altra i brani leggendari come “A testa in giù”, “Napul è”, “Quanno chiove”, “A me me piace ‘o blues” e “Yes i know my way” che regalano sempre brividi imprevisti a chi ascolta il muro di voci che li accompagnano. Non usa leggio o spartito, per cui facendo affidamento solo sulla memoria si scusa preventivamente per qualche “buco” durante le esecuzioni, ma la platea è pronta a perdonargli tutto. Dispiace non vedere in sala le nuove generazioni nonostante le scelte “radiofile” fatte negli ultimi anni, forse un segnale che - essendo libero da vincoli - in un prossimo futuro debba meno drizzare l’occhio ai passaggi via etere a vantaggio della sperimentazione e del recupero delle sue radici. Tanto gli adolescenti non li “prende” più e gli affezionati non hanno bisogno della hit radiofonica.
Quasi si emoziona al coro “Oj vita” che lo interrompe con le prime note di “I still love you”. “Io so pazzo” in questi tempi di crisi è un blues da piantagione di cotone con tutti i napoletani a gridare il loro disagio nella strofa conclusiva (“nun ce scassate ‘o...) e la dedica che Pino Daniele dal palco fa al sindaco Luigi de Magistris in platea sembra quasi una mezza gaffe. La serata scorre via veloce: poche parole e tanta musica e, in meno di due ore, si arriva già ai bis e ai saluti.

Gigi Avolio







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