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I Fantastici 4
Da un'idea di Pino Daniele: Pino, Francesco De Gregori, Fiorella Mannoia e Ron in tour per tutta l'Italia

Copertina Cd Pino Daniele, Francesco De Gregori, Fiorella Mannoia, Ron IN TOUR Quattro pezzi del puzzle della musica italiana degli ultimi decenni che si uniscono per un tour. Questo è stato, al di là delle dietrologie, l’assunto del progetto di Daniele, De Gregori, Mannoia e Ron. Loro hanno più volte ripetuto che le protagoniste del loro incontro, ideato dal napoletano, erano le canzoni. Ed eccole ora, le canzoni, in un doppio album dal vivo, un greatest hits italico moltiplicato per quattro. Anzi di più: se invece di soffermarsi sui quattro cantanti si butta un occhio agli autori si scopre che oltre a Daniele, De Gregori e Ron ci sono Dalla, Fossati, Vasco Rossi, Massimo Bubola, Ruggeri, Jovanotti, Piero Fabrizi. Da Quello che le donne non dicono a La donna cannone, da Quando a Una città per cantare si sprecano le canzoni ad alto tasso di popolarità, quelle che conoscono anche i muri. In tutto due dozzine abbondanti di titoli, insaporiti da interventi di ognuno dei quattro nei repertori altrui. Il gioiello? Napule è cantata da Daniele insieme a un De Gregori superlativo alle prese con armonica e lingua napoletana.

Enrico Deregibus

 

Pino Daniele:
Pino Daniele Pino Daniele D: Con quale spirito partecipi?
Con uno spirito bellissimo in quanto adoro le loro canzoni e sentivo l'esigenza di seguire una canzone italiana diversa. Senza nulla togliere alla Pausini e a Ramazzotti, il successo della musica italiana all' estero è una cosa, ma questa è un'altra faccia della medaglia che non viene mai fuori, è sempre tenuta ai margini. Quelle di De Gregori, la grande interpretazione di Fiorella Mannoia e quello che ha scritto Ron sono canzoni straordinarie. Ci sono anche delle canzoni di Fossati che io adoro. Alla fine è un concerto di canzoni e la cosa più importante è che sia proprio la canzone la protagonista di questa parte dell'Italia.

D: Mi dici che ti è passato per la testa, visto che sei stato il motore di tutto?
Io ho cercato a tutti i costi di mantenere saldo il gruppo e non è stato facile. Nel momento in cui Francesco o uno di noi rinuncia non è più possibile andare avanti. Alla fine ci siamo resi tutti conto che questa era una cosa importante perché abbiamo una grossa considerazione della canzone italiana. Il quartetto doveva essere questo, altrimenti non si partiva.

 

Francesco De Gregori:
Francesco De Gregori Francesco De Gregori D: Che emozione dà a De Gregori questo tour, perché ha accettato questa sfida?
In fondo è una sfida tutte le volte che si parte con altri... A me è sempre piaciuto lavorare con altre persone, la mia storia professionale è attraversata da tante collaborazioni. In questo caso la cosa che mi incuriosisce di più è lavorare con Pino, perché con lui non solo non ho mai lavorato prima, ma fa anche una musica diversa rispetto alla mia. Io sono molto curioso, Pino è più curioso di me e questi sono gli ingredienti per preparare un buon piatto. Sono sicuro che verrà una bella cosa.

D: Con quale spirito partite?
Ansia di divertirci e di far divertire le persone. La musica è importante, le canzoni sono importanti. Ha ragione Pino quando dice che bisogna riqualificare la sostanza della canzone. Noi cerchiamo di fare questo.

 

Fiorella Mannoia:
Fiorella Mannoia Fiorella Mannoia D: Siamo tutti eccitati da questa avventura...
E noi in in attesa... se a Pino non fosse venuta in mente questa idea... Sì, è stata una idea sua. Anche a me e Francesco erano anni che girava in testa una cosa del genere. Evidentemente c'era questo desiderio di cambiarci con altre persone. Sono tanti anni che facciamo i soliti concerti, da soli, quando esce un disco, avevamo voglia di uscire da questa routine, di fare una cosa per il piacere di farla. E' un piacere anche andare in tournee ma rischi di ripetere sempre le stesse cose. Abbiamo accettato con molto entusiasmo perché avevamo voglia di scambiare tra di noi delle esperienze.

D: Di mescolarvi...
Io sono abituata ad entrare nel mondo degli altri. Sarà curioso vedere come Pino entrerà nel mondo di Francesco, come Francesco entrerà nel mondo di Pino, come riusciremo a cantare con Ron, come Ron lo potrà fare con noi. È divertente. Ma lo sapremo solo quando i musicisti imbracceranno gli strumenti e cominceremo a provare.

 

Fiorella Mannoia:
Rosolino Cellamare in arte Ron Rosolino Cellamare in arte Ron D: Con quale spirito vi mescolate?
Con uno spirito veramente legato alla passione per la musica e basta. Francesco Fiorella ed io ci conosciamo bene, mentre Pino Daniele non lo conoscevo quasi, ora mi chiama quasi tutti i giorni e la cosa meravigliosa è che siamo diventati quattro amici. L'amicizia si noterà sul palco, non sarà solamente musica, ma saranno energie positive che usciranno da noi quattro quando saremo insieme. Per me questa non è una prima volta, il mio ultimo disco è una prova il mio voler conciliarmi con gli altri colleghi e di confrontarmi, cose da cui ho sempre solo tratto degli insegnamenti.


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Articolo Di Christian Rocca


Dovrei parlarvi di Ron, Pino, Fra' & Fiorella, i nostri Crosby, Still, Nash & Young (scherzo) ma, qui, seduto davanti alla tastiera, con il loro doppio cd sparato a tutto volume, mi viene di parlare d'altro. In realtà non potrei. Mi sono impegnato con Capital a scrivere di R, P, F & F. Il "quartetto", così lo chiamano in privato gli addetti ai lavori. In pubblico, meno sobriamente, preferiscono dire <l'evento musicale del 2002>. Forse hanno ragione. Boh. Io so che è stato un concerto, un tour, poi un disco, poi un dvd, poi chissà che altro. So anche che dovrei iniziare a scriverne ma, porcamiseria, continuo a distrarmi. Facciamo così. Vi dico subito che cosa penso, e poi parliamo del disco (se rimane spazio). Dunque. Ce l'ho con i critici musicali, quelli che scrivono di musica sui giornali. Ok, è vero, anch'io scrivo di musica, ma non sono un critico. Non vi permettete. Ascolto molti dischi, mi piace la musica e stop. Come voi. (Populismo da quattro soldi, lo so) Vengo al dunque. Non sopporto i critici musicali. Segue loro ritratto. Il Critico Musicale col Ditino Alzato è un bel tipo. Se esce un disco di un pezzo grosso, di un cantante o di un gruppo sul quale l'etichetta discografica decide di puntare molto, investire in marketing, promozioni eccetera, il Critico Musicale col Ditino Alzato grida sempre al capolavoro e non risparmia sugli aggettivi. L'iperbole gli viene facile. Li avete mai sentiti parlare male di un disco di Mina o di Celentano o di Elton John? Io mai. Non fraintendetemi, non nego che talvolta abbiano ragione. Ma qualche volta, almeno una volta, una, una sola in trenta o quarant'anni di mirabilie, questi mostri sacri avranno pur fatto una fesseria, un erroruccio veniale, una canzoncina così così? Pare di no. Sempre pietre miliari, perle, gioielli, gemme, delizie, ricchi premi e cotillons. I dischi degli U2 sono sempre strepitosi, il che poi è quasi sempre vero ma, come diceva Totò, sembra che lo siano <a prescindere>. I nuovi cd di Bob Dylan sono ogni volta, tutte le volte, l'ultima artistica reincarnazione del menestrello rock; il che non è più vero da circa 25 anni, infatti basta ascoltare il <Live 1975> che è stato appena tolto dalla naftalina per cestinare decine di sue ciofeche successive. Se il Critico Musicale col Ditino Alzato ascolta una nuova canzone di Bruce Springsteen ci rifila sempre la solita pappardella retorica sul working class hero, sull'Altra America e bla bla bla, salvo poi non aver capito che cosa intendesse dire il Boss. E così anche con i Rolling Stones, con Sting o, si parva licet, con Lucio Dalla, Franco Battiato e Mogol. Bravi bravissimi ma alla fine si fa fatica a distinguerli da Robbie Williams e da Britney Spears. Musica doc di trenta anni fa e robetta d'oggi, tutto insieme nel medesimo bancomat dei capolavori. Non vale solo per il rock o per il pop, anzi. Se vi capita di leggere le cronache dei concerti di musica classica o delle opere liriche, e dio non ve ne voglia per questo, sappiate che il modello giornalistico è La Pravda sovietica. Avete mai letto di un direttore d'orchestra, anzi di un Maestro con la M maiuscola please, che non abbia guidato i musicisti in modo impeccabile o sontuoso o geniale e al quale il pubblico, competentissimo ça va sans dire, non abbia tributato centoventiquattro minuti consecutivi di scroscianti applausi? Criticare i mostri sacri non si può, non è nelle corde del Critico. C'è di strano che chiunque può scrivere qualsiasi abominio contro Berlusconi o Bush, e meno male, ma guai a lui se bacchetta un canzonettaro. La sanzione è orribile: non gli mandano più i dischi, non lo fanno entrare ai concerti. Meglio una parolina dolce in più, che un posto in platea in meno. L'unica critica ammessa è questa: di un disco è lecito dire che è una "operazione commerciale". Diffidate di quelli che lo fanno. Sono i peggiori, si lavano la coscienza senza rischiare nulla. La casa discografica infatti non si lamenta. Ed è ovvio perché: tutti i dischi sono operazioni commerciali. Cos'altro dovrebbero essere, <Operazioni buco finanziario>? Bene. Eccoci a questo disco, finalmente. Non è così bello. Non è neanche un'operazione commerciale, come direbbero i Critici Musicali col Ditino Alzato. Ron, Pino, Fra' & Fiorella, insieme, hanno rovinato alcune delle più belle canzoni italiane degli ultimi anni. Il sodalizio non mi pare abbia funzionato né portato nuova linfa alle canzoni, con l'eccezione di <Una città per cantare> e una bossiana (nel senso di Springsteen, non del senatur) <Niente da capire>. Sentire De Gregori biascicare <Napule è> fa venire una voglia pazzesca di devolution bossiana (nel senso di senatur, non di Springsteen). Ascoltare Ron che gorgheggia su <Viva l'Italia> fa male al cuore. Si salvano soltanto tre cose: gli assoli di chitarra di Pino Daniele, la voce di Fiorella Mannoia e le canzoni di De Gregori (specie <La Storia>, l'inno alla superiorità antropologica della sinistra). Non è poco, direte. Ma mi chiedo: per quale motivo i fan di Pino Daniele o di Ron (ammesso che esistano in natura) dovrebbero spendere 29 euro e 50 centesimi, quando con gli stessi soldi potrebbero fare un bonifico al proprio Critico Musicale di Riferimento, e garantirgli così una serena pensione?

Christian Rocca



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